giovedì 22 dicembre 2011

Collina dei Tre Scali e cava Nidoli - Italinerti: a che punto siamo

Il comitato a difesa della Valle Bevera sta volantinando a Cantello per aggiornare i cittadini e tenere alta l'attenzione sulla vicenda della possibile riapertura della cava Nidoli - Italinerti.  Di seguito il testo diffuso dal comitato 
Care Concittadine, Cari Concittadini,
cosa ne è stato della prospettata riapertura della Cava dei Tre Scali contro cui tutti noi ci eravamo battuti nei mesi scorsi? Nelle ultime comunicazioni ci eravamo rivolti a Voi con cauto ottimismo, oggi lo facciamo con qualche preoccupazione in più: dopo la mobilitazione unanime dei cittadini, delle associazioni, dei Comuni e della Provincia, la serenità del nostro territorio e di chi ci vive sembra avere incontrato uno scoglio nella Regione Lombardia. A diversi mesi dalla richiesta di stralcio della cava avanzata dalla Provincia di Varese infatti la Regione non si è ancora espressa ufficialmente ma, atti tecnici e indirizzi generali fanno pensare che non intenda, in tempi brevi, procedere alla modifica del piano cave.
Questo porterebbe al paradosso,
proprio mentre il piano cave regionale viene messo in discussione da altri, ben noti e gravi eventi, di una cava che rischia di essere autorizzata contro il parere di tutti, per semplice inerzia dell'ente competente. Tanto più paradossale questo rischio quando, come sapete, i materiali, con ogni probabilità del tutto simili, scavati a poche centinaia di metri da lì nel cantiere della Arcisate Stabio, vengono smaltiti come rifiuti speciali per la presenza di Arsenico nel cavato. Tutto ciò, va detto, viene deciso senza tenere conto del punto di vista delle popolazioni, dei Comuni, del costituendo Parco della Bevera – PLIS, dei problemi della falda acquifera, del traffico generato dalla cava, della perturbazione sull'ambiente e la fauna e di tutte le cose che abbiamo più volte menzionato.

Che fare quindi?
Le associazioni e il Comitato, che non si sono mai distratti in questi mesi, lanciano un appello, con poche e semplici richieste:
1) ai cittadini, perché non cessino di tenere alta l'attenzione e la mobilitazione ;
2) alla Regione, perchè dia finalmente seguito alla volontà democraticamente espressa della popolazione e dei Comuni ;
3) ai Comuni del costituendo Parco, perché difendano questo progetto dal rischio di riapertura di una cava che lo minerebbe alle fondamenta ;
4) infine all'Arpa, alle Istituzioni e a chi è incaricato dei controlli: se l'Arsenico è presente in tutta la valle, tant'è che altre cave sono tenute a precisi processi di lavorazione per prevenirne la dispersione, perché non se n'è tenuto conto nel “piano di recupero” di Italinerti per i Tre Scali? Chiediamo una verifica della presenza di questo elemento e, se necessario, l'adozione delle necessarie precauzioni, richiedendo eventualmente la ripresentazione del progetto con le necessarie garanzie e la relativa riapertura dei termini di consultazione.
L'acqua, l'ambiente, la qualità di vita, sono beni preziosi, se la Regione è troppo lontana per coglierne l'importanza spetta a noi ricordarglielo: rimaniamo vigili, rispettosi dell'interesse legittimo di una ditta privata ma convinti che gli interessi collettivi di tutta la popolazione debbano essere considerati almeno altrettanto legittimi.

Con il Vostro appoggio ci attiveremo ancora e terremo alta la guardia, non lasceremo intentata nessuna via, legale, amministrativa, formale o di appello all'opinione pubblica, insieme difenderemo il nostro territorio.
FIRMATO
LE ASSOCIAZIONI ADERENTI AL COMITATO TRE SCALI A DIFESA DELLA VALLE DELLA BEVERA.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Cari amici
c'è un refuso, i terreni con l'arsenico derivanti dagli scavi dell'Arcisate Stabio sono stati classificati come rifiuti dall'impresa Salini, ma siccome RFI non vuole pagare oneri di smaltimento vuole obbligare l'impresa a riposizionarli come sottoprodotti in cave limitrofe, peccato che questa operazione non abbia una copertura legale e normativa e l'impresa sembra che si voglia di nuovo fermare. Anche perché uno dei siti individuati (Cava Rainer) è a pochi metri da un pozzo idropotabile e quando esponi un metallo all'ossidazione nel momento in cui viene riattraversato dall'acqua rilascia eluati e c'è il rischio di determinare gravi danni alla salute pubblica. Sono notizie che trapelano dal cantiere e alcuni dipendenti non vogliono più sottostare al silenzio....