lunedì 11 febbraio 2019

Venerdì 15 febbraio a Varese #FridaysForFuture + presentazione di ènostra


Vuoi comprare energia elettrica 100% rinnovabile? Da oggi si può, grazie alla cooperativa ènostra. Per saperne di più vieni questo venerdì 15 febbraio alle ore 18.00 alla sede di Legambiente Varese, in via Rainoldi 14 (presso le scuole). Insieme a Gianluca Ruggieri, dell’Università dell’Insubria e consigliere di ènostra, ti spiegheremo come puoi diventare un consumatore attivo di energia elettrica sostenibile, etica e 100% rinnovabile. Questa nuova cooperativa, chiamata ènostra, vanta un comitato scientifico indipendente di qualità, un’ampia rete di partner (da Legacoop a Banca Etica, passando per l’Associazione dei Comuni Virtuosi e molti altri) e tariffe eque e trasparenti per acquistare elettricità rinnovabile. Ma non solo: vieni di persona a scoprire gli altri servizi riservati ai soci della cooperativa, ad esempio consulenze energetiche e supporto per monitorare e gestire la produzione e il consumo del fotovoltaico domestico. A seguire, sarà offerto un aperitivo.

Se progetti di andare alla manifestazione di#FridaysForFuture, la mobilitazione globale per l’ambiente sotto forma di flash mob (che si terrà lo stesso giorno alle 17:00, in Piazza San Vittore a Varese), cogli l’occasione e vieni alla presentazione di ènostra subito dopo, alle 18:00. La nostra sede si trova a due passi da Piazza San Vittore.

venerdì 8 febbraio 2019

"Negozianti, non aprite quella porta!" #chiudeteleporte

#FridaysForFuture: è l'hashtag con cui, in tutto il mondo, moltissimi giovani stanno chiamando alla responsabilità i governi per attivarsi maggiormente sul fronte dei cambiamenti climatici, concentrando le iniziative al venerdì.
Il clima cambia, però, anche a causa dei nostri stili di vita e dei nostri sprechi: un esempio sono i negozi con le porte aperte e il riscaldamento acceso. Un fenomeno diffuso, specialmente nel periodo dei saldi. Lo hanno notato anche i nostri volontari “millennials” di Legambiente Varese, che hanno così deciso di capire cosa succede nella nostra città.
E il risultato è allarmante: un quarto dei negozi del centro, nel periodo dei saldi, tiene le porte aperte per tutto l’orario di apertura. Qualcuno addirittura non le ha mai installate, e di notte, dalle saracinesche abbassate, il freddo entra praticamente senza alcuna forma di isolamento termico.
 
Due immagini dello stesso negozio, riprese dai nostri volontari muniti di termocamera

«Uno spreco energetico, che contribuisce ai cambiamenti climatici disperdendo nell’aria sostanze inquinanti – spiega la nostra Elisa Scancarello – le “lame d’aria”, getti d’aria calda “sparati” in verticale al posto delle porte, non bastano ad isolare gli ambienti, è evidente». 
Non è una questione secondaria: secondo uno studio dell’Università di Cambridge, un negozio con le porte aperte raddoppia il consumo di energia. Per non parlare del PM10: il 60% di quello che respiriamo è prodotto da combustioni non industriali. Quindi anche dai riscaldamenti dei negozi.
Il dato di Varese, rilevato dai volontari “millennials” con l’ausilio di una termocamera, parla di 38 porte aperte su 156 negozi del centro monitorati. La maggior parte dei quali sono franchising. «Non mi aspettavo che fossero così tanti – dice Carlo Bianchi, che con noi sta portando avanti il percorso di servizio civile – dati alla mano, sono rimasto impressionato e preoccupato per la noncuranza nella gestione». Va detto, però, che spesso nei franchising il gestore locale ha ben poca voce in capitolo in questo tipo di scelte, che arrivano dalla “casa madre”.

Se a prima vista la porta aperta non è evidente, la termocamera non mente

«Con le immagini della termocamera ci si rende subito conto della dispersione termica all’entrata con le porte aperte e della differenza di dispersione di calore che c’è nelle vetrine chiuse» dice Bianca Bonollo, un’altra dei nostri volontari impegnati nella rilevazione.
L’idea della rilevazione dei negozi a porte aperte arriva proprio dai giovani del circolo, «che partecipano alle attività per la presa di coscienza sui cambiamenti climatici, come molti loro coetanei nel mondo stanno facendo – dice la presidente di Legambiente Varese, Valentina Minazzi – del resto, è loro interesse: il futuro del pianeta è nelle loro mani. Ma per avere un futuro, al pianeta bisogna pensare oggi: come tutti, anche i negozianti devono fare la propria parte. Per questo li invitiamo a chiudere le porte: un piccolo gesto che può fare la differenza per il pianeta». 
E i ragazzi del Circolo la prendono con ironia, pensando al titolo di un famoso film dell'orrore, dicono ai negozianti, "Non aprite quella porta!" e lanciano un hashtag capace di dire molte cose: #chiudeteleporte
 
Video di Telesettelaghi 

Articolo Varesenoi

Articolo Varesenews 

Varese è una città fatta per le macchine: riflessioni di una ciclista urbana

Vista dalla macchina, Varese è una città vivibile. Ha le dimensioni perfette: né troppo grande, né troppo piccola. È a misura d’uomo, verde quanto basta, di architettura un po’ austera ma accogliente. Vista dalla macchina, dicevo, perché è solo scendendo dalla macchina che si capisce una cosa fondamentale: Varese è una città fatta per le macchine.

Essendomi trasferita qui da poco, la prima impressione che ho avuto di Varese risponde bene alla nomea di “città giardino”. È bellissimo vedere ovunque le cime degli alberi spuntare qua e là tra le case. Ma tra gli alberi mi piace anche passeggiare, e questo non è ben chiaro dove lo si possa fare: a parte i Giardini, dove passeggio spesso, i parchi della città non mi sembrano ben segnalati e valorizzati. Non capisco bene dove sono i parchi, se sono pubblici o no, se posso entrare e in che orari, e cosa mi aspetta là dentro. Il problema principale è però raggiungerli, questi parchi.

Vivere senza macchina a Varese è infatti una corsa ad ostacoli. Chi come me, per scelta o per necessità, non ha la macchina, può capire di cosa parlo. Muovendosi a piedi o in bici, sembra magicamente inevitabile il finire su qualche stradone trafficato, rischiando la vita e i polmoni, o in senso opposto a qualche senso unico per le macchine, con il pericolo di venire impietosamente falciati. In moltissime strade mancano i marciapiedi e lo spazio pedonale spesso è semplicemente una sbiadita striscia sull’asfalto che non offre alcuna sicurezza, per non parlare delle inesistenti piste ciclabili.

Foto originale: http://rottapernordovest.blogspot.com

Già solo una passeggiata a piedi per raggiungere il centro è sgradevole nel migliore dei casi: abitando a Casbeno, l’opzione principale è passare per l’odiata Via Verdi, appiattendomi sul muro per la paura delle macchine che sfrecciano a pochi centimetri dal marciapiede e inalando chili e chili di gas di scarico. In alternativa, posso cominciare a camminare in Via Solferino, uno stretto senso unico senza marciapiedi, zigzagando tra le auto parcheggiate per evitare le macchine che arrivano da dietro a tutta velocità, per poi ritrovarmi su un altro stradone trafficato e dover fare una serie di attraversamenti pericolosi. È lodevole che ci siano alcuni percorsi pedonali in giro, ma sembra che il pedone debba in qualche modo materializzarsi all’inizio dei percorsi stabiliti, e smaterializzarsi poi alla fine. 

E in bicicletta? Ancora peggio. A differenza di altre città italiane, dove la bicicletta è il mezzo d’elezione per spostarsi in città, andare in bici a Varese equivale ad un atto di fede e coraggio. Se a piedi ci si può talvolta rifugiare sui marciapiedi, in bicicletta si è esposti a tutto: alla mancanza di corsie apposite, alle macchine che corrono anche quando la visibilità non è buona, agli incroci monumentali e alla necessità di andare contromano almeno per brevi tratti pur di non dover allungare a dismisura il percorso. Ammesso che si arrivi a destinazione, poi, non ci sono posti dove mettere la bici. Questo l’ho trovato molto strano, e molto indicativo: praticamente nessun negozio a Varese ha una rastrelliera per le bici.

Mi chiedo: possibile che non ci sia una rete di cordoni ciclo-pedonali protetti per raggiungere i servizi essenziali? Gli unici supermercati della zona, il centro, la biblioteca, la stazione dei treni? Facciamo un esempio concreto. Per andare a fare la spesa in bici da Casbeno, devo arrivare all’incrocio con una strada ad alta velocità (Via Trentini). Lì non me la sento di lanciarmi attraverso l’incrocio tra le macchine che sfrecciano, quindi con una manovra pericolosa salgo piuttosto sul marciapiedi, rischiando comunque di venire travolta dalle macchine che girano, e pedalando sul marciapiede faccio qualche attraversamento pedonale e arrivo a uno dei due supermercati della zona. Stessa storia per raggiungere l’unico altro supermercato, e in più sono anche obbligata ad andare contromano.

Se la viabilità di Varese non è perfetta neppure per le auto, è un ambiente nettamente ostile a pedoni e ciclisti. È evidente che si dia per scontato che tutti si muovano in auto. Stando così le cose, è un circolo vizioso destinato ad auto-alimentarsi. Speriamo che in futuro la gente venga invogliata a lasciare l’auto in garage. E che sia riconosciuto alle persone il diritto di poter passeggiare o pedalare per tutta Varese, in pace.


Bianca

(Questo articolo è apparso anche su Varesenews e FIAB Varese)